Che bella scoperta Le città di pianura! I film di strada, nell'immaginario collettivo, hanno come sfondo la Route 66 e poi le insegne al neon dei motel o le stazioni di servizio fantasma attraversate da un rotolacampo. Ebbene sì ne Le città di pianura, invece, fa da campo il Veneto, la laguna veneziana e altre zone del treviggiano.
La storia ruota attorno a due pittoreschi uomini di mezza età, che sono alla ricerca di - non si sa precisamente cosa - forse dell'ultimo drink. E scorrazzano in macchina, in piena notte, per dei paesini veneti dimenticati da Dio, ma che per i due hanno un significato intimo. Ad ogni sosta bevono così maldestramente da sboccare pure l'anima. Una notte, però, s'incrociano con Giulio, uno studente universitario di architettura e piuttosto introverso. Il ragazzo s'aggregherà al viaggio in macchina coi due. Giulio gli trasferirà nuove idee e modi di vedere il mondo e loro lo svezzeranno, facendolo diventare bevitore e uomo.
Ottime prove attoriali di Sergio Romano che fa quello coi baffi e Pierpaolo Capovilla che interpreta Doriano, che sembra un simpaticissimo alter ego di Charles Bukowski in salsa veneta; Giulio è Filippo Scotti, scoperta del regista Paolo Sorentino, che gioca con un ruolo forse troppo "manufatto", il cui scopo è volutamente narrativo e che è oggettivamente sovrastato dalle prove dei suoi compagni di viaggio.
Francesco Sossai è un regista italiano? Biologicamente sì e anche anagraficamente, ma dirige come i migliori cineasti mitteleuropei. Benché la sceneggiatura non brilli di originaità, Candiago e Sossai riescono a pervaderla di poetica bohème; ed è curioso come questa pellicola abbia fatto incetta di David di Donatello quest'anno, nonostante abbia soltanto le location italiane e uno stile registico totalmente forestiero. Qualità, quest'ultima, che lo ha premiato a Cannes nella categoria Un Certain Regard.
Sossai muove la macchina da presa con delizia lineare, con simmetrie che ricordano Wim Wenders o Aki Kaurismaki. Infatti, non è un caso che Sossai abbia studiato regia a Berlino.
C'è tanta poesia e sperimentazione in Le città di pianura che dileggia l'illusoria realtà odierna, promuovendo l'approccio analogico alla vita.
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