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Visualizzazione dei post con l'etichetta recensione

Top Gun: Maverick, la recensione

Top Gun: Maverick preme, nello spettatore, l'interruttore della nostalgia, almeno per gli over 40 odierni, che nel 1986 videro il Top Gun di Tony Scott; ecco, per loro ci sarà qualche lacrimuccia, ma per i loro figli sarà intrattenimento standard. Il regista, in questa tornata, è Joseph Kosinski ( Tron: Legacy, Oblivion ) e pare sia specializzato nel dar vita a remake e sequel, che facciano onore agli originali. Tron: Legacy, ad esempio, è straordinario, ci sono trovate stilistiche innovative e vederlo ancora oggi è sempre attuale, stiamo parlando di un film di dodici anni fa. Tornando a Top Gun: Maverick, potremmo definirlo perfino migliore dell'originale (magari nella forma, senza sbilanciarsi); anche qui, non manca la retorica patinata da un patriottismo sfacciato, ma quanto a tecnica visiva, si vede una notevole evoluzione. Kosinski ha cercato di mantenere quei totem stilistici, delegando la fotografia a Claudio Miranda, che ha fatto ampio uso della silhouette per immorta...

È stata la mano di Dio, la recensione

È stata la mano di Dio sembrerebbe un chiaro riferimento al mito di Diego Armando Maradona che, come tutti sappiamo, è collegato alla locuzione "la mano de dios" e, mirando la pellicola, si vede (e si sente) "il ragazzo d'oro" - esclusivamente - di sguincio.  In un episodio di The Young Pope , Lenny Belardo/Papa Pio XIII (Jude Law) dice: "l'assenza è presenza, sono le fondamenta del mistero". Gli anni '80 furono un periodo di grande mistero, soprattutto, gli anni che precedettero l'arrivo del fenomeno argentino presso la Società Sportiva Calcio Napoli. Il film si apre con un suggestivo skyline del golfo di Napoli e in sottofondo ci sono delle discontinuità sonore. L'ultimo lavoro del regista napoletano è pieno di simboli e fonosimboli: "O' Munaciello" figura esoterica del folclore partenopeo; il mare; il traffico; lo scherzo; la mozzarella; i fischi e il puf puf degli offshore. Il protagonista è Fabietto (Filippo Scotti)...

Sfida al Presidente - The Comey Rule, la recensione

Sfida al Presidente - The Comey Rule è una mini-serie TV in due puntate, basata sul libro Higher Loyalty dell’ex-direttore del Federal Bureau of Investigation James Comey. La serie condensa la questione di legittimità di Trump in un “duello” col direttore Comey (siamo nel 2016 in piene elezioni presidenziali tra la candidata democratica Hillary Clinton e il candidato repubblicano Donald Trump).

Il Campione, la recensione

Corre fama che forse Roma sia stata fondata da Christian Ferro e non da Romolo e Remo. Christian Ferro (Andrea Carpenzano) è una giovanissima leva dell'AS Roma; è talentuoso, con doti tecniche da fenomeno, ma con un carattere come le fasi lunari. La società sportiva sa bene che Ferro è una risorsa fondamentale per la causa scudetto, ma le coglionerie che semina sul campo da gioco (tipo le "cassanate" di giallorossa memoria) infastidiscono il Presidente Tito (un Massimo Popolizio dal portamento fascista). Questi esasperato, dopo continui richiami, pensa d'assegnargli un educatore personale, per metterlo in sesto e aiutarlo a gestire le esplosioni di rabbia. Il precettore in questione si chiama Valerio (Stefano Accorsi); un professore di lettere e storia, poco disinvolto e solitario, in sostanza l'opposto di Ferro.  Il Campione , opera prima del regista Leonardo D'Agostini, è la parabola della "correzione". La sceneggiatura è stata scritta a più m...

Il Corriere - The Mule

Un uomo di ottant'anni, Earl Stone (Clint Eastwood), resta al verde in seguito al pignoramento della sua attività di floricultura. Per una circostanza imprevista, proprio quando un anziano dovrebbe godersi il tanto atteso pensionamento, gli viene offerto un lavoro: Earl deve semplicemente guidare. Per chi? Per trasportare cosa? A sua insaputa, Earl ha appena firmato come corriere; agli astanti il resto...

Vice: parla poco e governi il mondo

Politico e burocrate statunitense, Dick Cheney ha ricoperto la carica di Vice presidente durante l’amministrazione G. W. Bush (dal 2001 al 2009) e ha presenziato nei precedenti governi repubblicani. Ai pochi è noto per il suo decisionismo silente, di pancia, che ha caratterizzato la politica guerrafondaia dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Vice ─ L’uomo nell’ombra è un film ibrido: mezzo biopic, mezzo documentario. Il regista Adam McKay (premio Oscar per La Grande Scommessa) ha raffazzonato informazioni ed eventi, ma nel complesso non ha convinto, nonostante l’abbondanza di talentuosi attori come Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell e Sam Rockwell. Vice è piuttosto un coagulo di satira, materia cara al regista formatosi nel retroscena del Saturday Night Live. Cosa si vede in questo film che non si è visto in altre pellicole? Nulla di nuovo. Il genere politico riesce a pochi registi (Oliver Stone, George Clooney, Steven Spielberg). In Vice ci...

First Man - Il primo uomo: il diletto spirituale di Chazelle

First Man è una ricostruzione lacunosa (non in senso negativo) della vita dell’astronauta Neil Armstong. Un film affascinante che si presenta, agli occhi di chi guarda, talvolta esasperante talvolta eroico. Dato l’argomento, si correva il rischio di sfociare nel didascalico, invece grazie all’abilità narrativa di Josh Singer ( Il Caso Spotlight ), l’impresa spaziale è stata raccontata attraverso il punto di vista dell’astronauta Neil Armstrong (qui Ryan Gosling trasuda tangibile emotività). Il precoce e poliedrico regista Damien Chazelle ( Whiplash e La La Land ) con quest’opera volta concretamente pagina. First Man non è una biografia sterile, è anzi un ritratto privato dell’uomo Armstrong che supera quell’immagine d’eroe che l’astronauta s’è cucita addosso. È noto che il tema dell’allunaggio sia un argomento ostico, poiché ha solitamente attirato (e lo fa ancora) teorie del complotto tra le più disparate e negazionismi al seguito; ma anche perché significa, per t...

12 Soldiers e l'azione patriottica

Alcune pellicole di guerra degli anni cinquanta e sessanta non affrontavano quasi mai gli aspetti psicologici degli uomini-soldato. Tutto si risolveva in uno scontro unidirezionale: buoni contro cattivi, vincitori e vinti. Sembrava quasi un modello prestabilito nel quale lo spettatore, appena si accomodava in sala, sapeva già da che parte stare; in genere parteggiava per i cowboy americani. Poi però è arrivato il Vietnam, da cui è partito un filone cinematografico incentrato su fattori meno eroici e più umani: qui l'antitetico della guerra diventava la pace.

Loro 2: tra potere e vuoto esistenziale

Se di seconda parte si può parlare, Loro 2 è misurato e “brilla” meno di fluidità rispetto a Loro 1 . Il gradiente di espressività in questo prolungamento è massiccio. Si nota un manierismo e una presenza maggiore della regia; soprattutto nello storpiare certi luoghi comuni, richiamando il fuoriclasse Toni Servillo ad un monologo in cui Berlusconi vende al telefono, prendendo un numero a caso dall’elenco telefonico. Scena questa in cui B. pare più napoletano che milanese. Oppure il dŭplus tra Ennio Doris (sempre interpretato da Servillo) e Silvio mentre mangiano a tavola, che sembra tutt’altro che realistico e simile a una scenetta comica da varietà televisivo. Però sembrerebbe esserci più prosa in Loro 2. Se nel primo la figura di Silvio Berlusconi era marginale, qui è onnipresente. Sorrentino ci mostra il Cavaliere uomo con le sue passioni e debolezze, con la sua solitudine da venditore. Il suo vizio, o al più vezzo, infatti è vendere e indurre i politici a vendersi. Per il re...

Io c'è: la religione fai da te

C’è un modo per evadere dalla crisi inventandosi una trovata ingegnosa per fare soldi? È l’io la chiave di tutto. Siamo noi stessi. È la lampadina che si accende a Massimo Alberti ( Edoardo Leo ), proprietario di un B&B che non sta ingranando più e sta diventando un posto desueto.

The Shape of water ─ La forma dell’acqua: quando il mostro è l’artista

È la poetica del regista Guillermo del Toro raccontare di mostri, d’insetti giganti ( Mimic , 1997) o, come in The   Shape of water ─ La forma dell’acqua  (2017), di un essere anfibio, metà uomo e metà pesce. Siamo agli inizi degli anni sessanta, in piena Guerra Fredda. Il blocco sovietico dell’U.R.S.S. e quello degli U.S.A. si spiano e si sabotano a vicenda. I servizi segreti militari americani scoprono, nelle impervie paludi messicane, un anfibio antropomorfo e goloso di uova (sotto le cui spoglie c’è il mimo Doug Jones); lo catturano, affinché una squadra d’esperti possa esaminarlo.  La squadra è diretta dal cattivissimo Strickland (Michael Shannon), il quale è avvezzo all’uso del manganello per ammansire l’uomo-pesce. Oltre al team di scienziati, a interessarsi del mostro vi è anche un’inserviente del distretto militare, Elisa (Sally Hawkins), peraltro con l’handicap del mutismo ma non sorda, che è l’unica a interagire emotivamente con l’anfibio. Per...

The Post, la recensione

Raccontare storie non è semplice, specie quando si tratta di “fatti” che riguardano, ormai a meno di mezzo secolo di distanza, la storia del giornalismo americano dei primi anni ’70. Sappiamo quanto sia ovvio porre l’accento sulla bravura di Steven Spielberg e la magistrale padronanza che egli ha del mezzo cinematografico.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi, la recensione

Luke Skywalker (Mark Hamill) lo abbiamo lasciato in cima a un faraglione, ne Il Risveglio della Forza (2015) e lo abbiamo ritrovato nello stesso posto nell’ottavo capitolo di Guerre Stellari, Gli Ultimi Jedi . Non è certo per mancanza d’idee, ma per legittimare il personaggio chiave di questa saga, da Star Wars episodio IV (1977) diretto all’epoca da George Lucas. In questo capitolo VIII c’è tanto revisionismo narrativo: il regista Rian Johnson ci mette azione e intuizioni pirotecniche nello spazio, e questo è un bene, tornando poi drammaturgicamente a quei legami intrafamiliari di episodio VI, Il Ritorno dello Jedi , con le interpolazioni che ci sono tra il lato oscuro e il lato chiaro della Forza. Senza dilungarci, Gli Ultimi Jedi rispetta alla perfezione gli stilemi della saga, uno dei franchising economicamente più redditizi di tutti i tempi. I totem di fabbrica sono visibili già nei dettagli: le scritte a scorrimento in apertura nello spazio, le divise nazistoidi delle gua...

Borg McEnroe: una sfida oltre lo sport

Sarebbe un errore leggere il titolo di questo film pensando a un invito a “battersi” con le racchette. Perché Borg McEnroe non è stata solo una storica finale di tennis tra due grandi campioni del mondo, bensì sono state due storie di vite straordinarie, con tutti i limiti e i difetti che si possono attribuire a degli esseri umani. Due temperamenti opposti: uno svedese, Borg (Sverrir Gudnason), calmo e integerrimo nel campo e nella vita, (almeno nei primi sei anni della sua carriera, in cui vinse in pratica tutto); l’altro invece, l’americano McEnroe (Shia Labeouf), rissoso e irruento.

Dunkirk: quando sopravvivere non è cosa da poco

Dunkirk sicuramente è un film di guerra sul piano tecnico (girato anche su pellicola 70 mm come Ben Hur o  Lawrence D'Arabia ), ma sul piano stilistico è un esperimento somigliante a un documentario, con picchi di tensione tipici del thriller psicologico. Fino ad oggi, Dunkirk è il film più intimo del regista Christopher Nolan, che lo dirige e lo scrive di mano propria. L'approccio estetico è differente dagli altri film di guerra come, ad esempio, Salvate Il Soldato Ryan  di Steven Spielberg, che piuttosto si serviva di spettacolarizzare il dettaglio dei decessi nella sequenza di Omaha Beach ; Nolan, invece, taglia e lima, lasciando l'essenziale.

Get Out - Scappa: pensaci due volte prima di entrare in famiglia

Nel cinema di genere ci sono delle regole. In questa pellicola, il regista Jordan Peele le rispetta tutte, sia quelle dell’horror sia quelle della commedia (o meglio della satira antropologica); il cucchiaino da thé, diventa l’incubo permanente dello spettatore (chi vedrà capirà). Jordan Peele viene dal mondo della comicità televisiva e nonostante ciò "Get Out" lo fa funzionare abbastanza bene. In questo film horror, con venature splatter nella parte finale, l'orrore siamo noi, è la borghesia americana, che si vuole discostare a tutti i costi dal definirsi razzista, prendendo un approccio con l’altro (nel film il protagonista di colore Chris) talmente così buonista da essere altrettanto pericoloso. Scappa - Get Out è audace, provocatorio, divertente. "Get Out" parte dal presupposto di Indovina chi viene a cena? (1967). La provocante Rose (Allison Williams) porta il suo nuovo ragazzo, Chris (Daniel Kaluuya), a casa dei suoi, per presentarlo. I...

Mine

Fabio&Fabio, Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, entrambi arrivano dal cortometraggio (E:D:E:N short movie di fantascienza auto-prodotto e scritto da loro). Mine (Blu-Ray) è uscito nelle sale italiane il 6 ottobre del 2016 e in questi giorni è in concorso al 18esimo Festival del Cinema Europeo per il Premio Verdone.

Il diritto di contare

Il diritto di contare (2016) è una pellicola diretta da Ted Melfi ( Saint Vincent ). Racconta la storia di un gruppo di amiche afroamericane, matematiche di professione, che hanno lavorato per la NASA, tra il 1961 e il 1962 quando la segregazione razziale negli States era una consuetudine.

GGG - Il Grande Gigante Gentile

Steven Spielberg ha detto: "mi guadagno da vivere sognando". GGG - Il Grande Gigante Gentile è il riadattamento del libro The BFG  di Roald Dahl, che di favole se ne intendeva ( La Fabbrica di Cioccolato , Matilda ). 

Rogue One: A Star Wars Story

Non bisogna essere amanti della saga di Star Wars per vedere Rogue One: A Star Wars Story. Avevo visto, d i Gareth Edwards, il discreto Godzilla (2014), del quale apprezzai la capacità nel dirigere un monsters movie con ponderatezza, di solito virtù che riesce a pochi registi quali Del Toro, Favreau e Snyder.