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Visualizzazione dei post con l'etichetta cinema italiano

È stata la mano di Dio, la recensione

È stata la mano di Dio sembrerebbe un chiaro riferimento al mito di Diego Armando Maradona che, come tutti sappiamo, è collegato alla locuzione "la mano de dios" e, mirando la pellicola, si vede (e si sente) "il ragazzo d'oro" - esclusivamente - di sguincio.  In un episodio di The Young Pope , Lenny Belardo/Papa Pio XIII (Jude Law) dice: "l'assenza è presenza, sono le fondamenta del mistero". Gli anni '80 furono un periodo di grande mistero, soprattutto, gli anni che precedettero l'arrivo del fenomeno argentino presso la Società Sportiva Calcio Napoli. Il film si apre con un suggestivo skyline del golfo di Napoli e in sottofondo ci sono delle discontinuità sonore. L'ultimo lavoro del regista napoletano è pieno di simboli e fonosimboli: "O' Munaciello" figura esoterica del folclore partenopeo; il mare; il traffico; lo scherzo; la mozzarella; i fischi e il puf puf degli offshore. Il protagonista è Fabietto (Filippo Scotti)...

Hammamet: le conseguenze del potere

Hammamet è un film distinto. Il montaggio e l’impianto registico ricordano pressappoco lo stile di Steven Soderberg.  Gianni Amelio racconta, quasi con una sensibilità alla Paul Valéry «bisogna essere leggeri come una rondine, non come una piuma», l’epilogo del leader politico socialista Bettino Craxi; forse il più importante e controverso politico italiano di fine anni ’70 e inizi anni ’90. Il regista, insieme allo sceneggiatore Alberto Teraglio, disegna un uomo, dall’andatura dinoccolata, che “vive” nella sua casa/fortezza di Hammamet, in Tunisia, (con piscina dismessa), lontano dall’Italia, dalla macchina del fango, dalla criminalizzazione e da quel “non poteva non sapere”. Amelio vola alto e cerca di non approfondire l’antologia politica di quegli anni, per non incorrere in controversie. Da qui, infatti, nasce l’esigenza d’introdurre un personaggio ambivalente: Fausto (l’attore Luca Filippi). Questi è un personaggio di fantasia atipico e atemporale (nel film è il...

Il giorno più bello del mondo: tra favola e comicità mancata

Un mal ridotto gestore di un teatro in disuso, Arturo Meraviglia (Alessandro Siani), è impedito nel realizzare il sogno del compianto papà, che fu teatrante d'avanspettacolo. Improvvisamente, dall'America, arriva la chiamata per un'eredità (farlocca) di un vecchio zio ed Arturo si ritrova a fare il tutore di una coppia di bambini: una sorella maggiore e il suo fratellino. Quest'ultimo è per giunta telecinetico: sposta le cose col pensiero. L'intento del Siani regista è chiaro: non prendersi sul serio. Va detto che, in quanto "comico analogico" Siani rende di più; da "comico in celluloide", invece, un po' meno e si vede dalle battute che ci propina ("io non vedo un euro da quando è uscita la lira"; una tipa starnutisce e lui fa: "Influencer?"; "io non sono vegano, sono negano: nel senso che prima mangio e poi nego"). Purtroppo il grande schermo richiede, per l'attore di commedia all'italiana, un...

Il Campione, la recensione

Corre fama che forse Roma sia stata fondata da Christian Ferro e non da Romolo e Remo. Christian Ferro (Andrea Carpenzano) è una giovanissima leva dell'AS Roma; è talentuoso, con doti tecniche da fenomeno, ma con un carattere come le fasi lunari. La società sportiva sa bene che Ferro è una risorsa fondamentale per la causa scudetto, ma le coglionerie che semina sul campo da gioco (tipo le "cassanate" di giallorossa memoria) infastidiscono il Presidente Tito (un Massimo Popolizio dal portamento fascista). Questi esasperato, dopo continui richiami, pensa d'assegnargli un educatore personale, per metterlo in sesto e aiutarlo a gestire le esplosioni di rabbia. Il precettore in questione si chiama Valerio (Stefano Accorsi); un professore di lettere e storia, poco disinvolto e solitario, in sostanza l'opposto di Ferro.  Il Campione , opera prima del regista Leonardo D'Agostini, è la parabola della "correzione". La sceneggiatura è stata scritta a più m...

Un caffè per La Penna Rossa blog

Era il 2008 quando nacque questo piccolo spazio di diffusione d’idee. Scrivere non è un atto che crea profitti o riempie i portafogli. È prima di tutto una vocazione, meglio: una missione. Si fa per comunicare; si scrive perché si ha il bisogno impellente di dire qualcosa. Anche attraverso il medium  cinema: una passione, il cardine di questo blog.

Loro 2: tra potere e vuoto esistenziale

Se di seconda parte si può parlare, Loro 2 è misurato e “brilla” meno di fluidità rispetto a Loro 1 . Il gradiente di espressività in questo prolungamento è massiccio. Si nota un manierismo e una presenza maggiore della regia; soprattutto nello storpiare certi luoghi comuni, richiamando il fuoriclasse Toni Servillo ad un monologo in cui Berlusconi vende al telefono, prendendo un numero a caso dall’elenco telefonico. Scena questa in cui B. pare più napoletano che milanese. Oppure il dŭplus tra Ennio Doris (sempre interpretato da Servillo) e Silvio mentre mangiano a tavola, che sembra tutt’altro che realistico e simile a una scenetta comica da varietà televisivo. Però sembrerebbe esserci più prosa in Loro 2. Se nel primo la figura di Silvio Berlusconi era marginale, qui è onnipresente. Sorrentino ci mostra il Cavaliere uomo con le sue passioni e debolezze, con la sua solitudine da venditore. Il suo vizio, o al più vezzo, infatti è vendere e indurre i politici a vendersi. Per il re...

Io c'è: la religione fai da te

C’è un modo per evadere dalla crisi inventandosi una trovata ingegnosa per fare soldi? È l’io la chiave di tutto. Siamo noi stessi. È la lampadina che si accende a Massimo Alberti ( Edoardo Leo ), proprietario di un B&B che non sta ingranando più e sta diventando un posto desueto.

Mine

Fabio&Fabio, Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, entrambi arrivano dal cortometraggio (E:D:E:N short movie di fantascienza auto-prodotto e scritto da loro). Mine (Blu-Ray) è uscito nelle sale italiane il 6 ottobre del 2016 e in questi giorni è in concorso al 18esimo Festival del Cinema Europeo per il Premio Verdone.

Che vuoi che sia

Oggi le nostre vite sono dominate da una dilagante ondata di comunicazione digitale. Le interazioni social stanno prendendo il sopravvento su quelle reali. Una rivoluzione che sta producendo effetti positivi ma anche negativi. Il regista Paolo Genovese con il film Perfetti Sconosciuti ci ha dimostrato come una semplice cena tra amici possa diventare un massacro, se ognuno dei commensali rivelasse i propri segreti riposti nel cellulare.