Per un artista superare se stesso è la vera Odissea. Christopher Nolan non ha bisogno di presentazioni e chi ha visto almeno uno dei suoi film Batman Begins, Inception, Dunkirk, Interstellar oppure Oppenheimer, può notare che questi film sono, alla fine, lo stesso film, con lo stesso protagonista ossia un uomo che deve "conoscere se stesso", colui che deve applicare la massima dell'oracolo di Delfi Nosci te ipsum, dopo aver attraversato l'impresa delle imprese tra fatiche immani e lotte contro l'impossibile.
Odissea (2026) di Nolan si smarca (nonostante le tre ore che non si sentono) dal cinema di James Cameron, il quale sostiene che il 3D sarebbe imprescindibile per la completa immersione cinematografica. Nolan, infatti, sdogana l'uso della CGI e dell'Intelligenza Artificiale (tanto cara al suo nemico Elon Musk) e pensa bene di girare in pellicola 70mm Imax, con comparse in carne e ossa, con set-location naturali e con scenografie artigianali costruite appositamente per il caso (il riferimento è al cavallo di Troia in legno grezzo ricreato per sembrare quanto più reale possibile). Il realismo è dunque la chiave di lettura di questa Odissea nolaniana.
In questo film la sceneggiatura è scandita dal regista londinese a mo' di découpage di ricordi e/o frammenti onirici, che poi l'Odissea di Omero nella sua natura di poema orale è un racconto nel racconto.
Nolan ci mostra un Ulisse (Matt Damon di una bravura quasi scontata) re di Itaca, al centro di questo viaggio decennale, dopo l'assedio di Troia, che lo porterà a perdersi per mari e terre e a perdere anche tanti uomini del suo equipaggio, affrontando mostri titanici, sventure e ire degli Dei, per tornare in veste di "mendico" ad Itaca.
E' stato un bene che Nolan abbia personalizzato Ulisse e non l'abbia ricalcato narrativamente dall'Odisseo di Omero, altrimenti sarebbe stato un fallimento al botteghino e sarebbe stato un altro documentario all'Alberto Angela. Invece, ha coniugato l'inventiva tecnica con quella cinematografica: ne sono l'esempio la sequenza di Polifemo e l'episodio della maga Circe (momenti di puro body horror che strizzano l'occhio a David Cronenberg).
Agli astanti va detto che non vanno a vedere un film eccessivo o dozzinale alla Troy (2004) o alla Scontro tra titani (2010), ma un film d'autore, nel quale Ulisse fa da comune denominatore per tutte le malefatte dell'uomo moderno. Il cast hollywoodiano Damon, Tom Holland (discreto), Anne Hathaway (fine e sorprendente), Robert Pattinson (bravissimo). E poi quest'epica sibillina scandita dalle punteggiature musicali di Ludwig Goransson e dalla fotografia atavica e bronzea di Hoyte Van Hoytema.
Doverosa è una postilla: grazie Sir Nolan, grazie per averci ricordato che l'arte è, prima di tutto, artigianato e che in questi tempi di Intelligenza Artificiale fuori controllo, un po' di misoneismo, non può che far bene al cinema e all'umanità.
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