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THE CHANGE? SPERIAMO...


Ebbene si. La storia consacrerà uno dei primi presidenti di colore. Obama. Un uomo salito così all'improvviso dal nulla, si è affermato alle primarie e poi il popolo americano lo ha consacrato presidente di uno degli Stati più potenti del mondo.

Il change, come lo chiamava in campagna elettorale, speriamo sia veramente un cambiamento, perché gli Stati Uniti da cambiare hanno molte cose. La pena di morte, ad esempio, è ancora un pallino che affligge l'organizzazione internazionale per i diritti umani; l'embargo a Cuba e i blocchi economici con i paesi della America Latina; il caso dei clandestini messicani; il caso dei mutui supermilionari; la recessione. In una ultima intervista rilasciata dal portavoce di Obama si dice che lui farà di tutto, ma ha detto che il popolo non si deve aspettare miracoli. È logico le cose da fare sono tante, quando saranno tolte almeno questi "piccoli problemi" allora si che si potrà parlare di CHANGE. C'è da dire però che la popolazione nera si è riscattata, considerando che più di 400 anni fa sono arrivati lì in catene, e questa occupazione della Casa Bianca di Obama si prospetta come una vera e propria rivoluzione multiculturale.

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