Ci sono i dati statistici, le agenzie di rating. Ci sono ricerche in campo sociale. Ma chi ce lo dice che poi anche queste ricerche, queste agenzie non siano veicolate politicamente? Che non siano "pagate"? No, perché molta gente, quantitativamente non so definirla, avverte sì l'aria di crisi, ma agisce nella totale spensieratezza. Più di qualcuno sa, dal canto suo, di avere da un lato un supporto della rete parentale, dall'altro quello politico, ammettendo che questo qualcuno sia impegnato politicamente, e con tessera di partito annessa. C'è chi questo sforzo, quello d'impegnarsi politicamente però, non riesce a sopportarlo. Se questo qualcuno, che crede nella politica, pensa che con essa possa ambire a ruoli sociali magistrali, si sbaglia: poiché prima deve valutare se la sua rete parentale, conta in modo socialmente darwiniano, cioè in sostanza, se ha degli scudi protettivi, affinché non venga "bruciato", politicamente parlando, dal suo subordinante politico d'appartenenza. Se egli non fa questa valutazione, prima d'accettare incarichi, potrà incorrere nel rischio: "segugio". Cioè essere un cane segugio della politica. Masticherà da terra decisioni difficili, dovrà sopportare umiliazioni e figure di merda che loro stessi gli creeranno; dovrà ingoiare amaro. Dovrà essere denigrato dalla stampa; dovrà essere martoriato da qualche giornalista di partito, che non ha mai provato sulla sua pelle la vita politica e sorbirsi da lui estenuanti masturbazioni grammaticali. Molti ragazzi, oggi, vedono nel partito una speranza, ma ne rimarranno presto delusi. Quelli però che riescono a trarre un vantaggio, sono, proprio, quelli con un piede nel partito e l'altro fuori. Sono proprio essi quelli che lavorono in maniera maniacale per il partito, facendoti credere il contrario; perdipiù lo criticano, ne parlano contro. E lo usano come un escamotage per realizzare progetti a fini personalistici.
Paul Thomas Anderson ricrea un'innovativa trasposizione dei tempi affannosi che stiamo vivendo, rileggendo ancora il romanziere Thomas Pynchon dopo Vizio di Forma . Questa volta il regista losangelino s'ispira a Vineland , romanzo ambientato in California (come questa pellicola) nell'anno della rielezione di Ronald Reagan. Anche se, diacronicamente, PTA inquadra i personaggi nel clima storico del trumpismo. È il decimo film del regista, che ha firmato capolavori come Il Petroliere, Il Filo Nascosto e Boogie Nights -L'altra Hollywood . Una Battaglia dopo l'altra (2025) lo si potrebbe annoverare tra i sopracitati, ma con circospezione, perché la pellicola potrebbe essere letta (o male interpretata) da chi non abbia gli strumenti necessari per comprendere ciò che sta accadendo in America e, di riflesso, nel resto del mondo. La storia è semplice: Bob Ferguson (Leonardo Di Caprio) è un "inconsapevole rivoluzionario" con velleità di scarso bombarolo. Facente ...
Flà ... per parlare ed essere ascoltati per forza la tessera bisogna farsi? La partecipazione popolare ce la dimentichiamo? Perché tutti e dico tutti possono parlare, non è che c'è una legge costituzionale o penale che vieti di parlare ed esprimere il proprio pensiero se non si è tesserati.
RispondiEliminaps. quanto all'articolo non ha nulla di referenziale, qualitativamente è quello che accade un po' dappertutto. Quando scrivo non sono referenziale e se lo devo fare scrivo nome e cognome. :)