Passa ai contenuti principali

I Mercenari 2: la recensione che andava fatta


Avevo detto che "I Mercenari 2" non aveva bisogno di una recensione. Beh, avevo mentito. Anzi, diciamo che ho cambiato idea. «Non cambiare idea è da stupidi», in effetti. Che dire allora, di questo film; Anzitutto, non lo definirei un semplice film, ma il FILM, inteso nella sua accezione fisica: la celluloide. Perché gli eroi in gioco, sono delle statuette di celluloide, che anche chi non le ama, perfino finirà per farlo.
Stallone in splendida forma, anche se la faccia è più liftata di un prosciutto appena affettato. Van Damme è un villain colossale. Nella parte finale c'è la sua promozione ad animale di film action, un papà dell'azione, anche se rimane sempre una categoria sotto Stallone e Willis; quanto a Schwarzy, è davvero invecchiato e pure stanco, obsoleto nei movimenti e con evidenti sgranature durante la fase di recitazione. Chuck Norris guardingo! Sempre pronto ad uscire al momento azzeccato. Si vede la grandezza del grande atleta, c'è poco da dire. Nulla da dire, in quanto è l'icona del generalismo più becero, cioè si è fatto grande nella mediocrità, che non è cosa da tutti. Poi c'è tutto il resto. "Ti spiezzo in due" Lundgren, ironico, solare e massiccio nei giusti momenti, anche piuttosto misogino (credo sia stata una scelta registica). Questo secondo capitolo è la consacrazione di chiusura di un genere scomparso, che non si produce più, se non per un homevideo a basso costo. Comunque ottima la regia di West. Immediata sin dall'inizio catastrofico, che comincia con scontri a fuoco e inseguimenti pirotecnici, degni del miglior film militare. Gli scontri a fuoco mediati dalla CGI, che diventa sempre più realistica e coinvolgente e poi i dialoghi, che a detta di qualcuno sono patetici, invece, meritano, perché sono piccoli omaggi di ogni film che i protagonisti hanno fatto nella loro carriera.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'Odissea secondo Sir Nolan

Per un artista superare se stesso è la vera Odissea . Christopher Nolan non ha bisogno di presentazioni e chi ha visto almeno uno dei suoi film Batman Begins , Inception , Dunkirk , Interstellar  oppure Oppenheimer , può notare che questi film sono, alla fine, lo stesso film, con lo stesso protagonista ossia un uomo che deve "conoscere se stesso", colui che deve applicare la massima dell'oracolo di Delfi Nosci te ipsum , dopo aver attraversato l'impresa delle imprese tra fatiche immani e lotte contro l'impossibile. Odissea  (2026) di Nolan si smarca (nonostante le tre ore che non si sentono) dal cinema di James Cameron, il quale sostiene che il 3D sarebbe imprescindibile per la completa immersione cinematografica. Nolan, infatti, sdogana l'uso della CGI e dell'Intelligenza Artificiale (tanto cara al suo nemico Elon Musk) e pensa bene di girare in pellicola 70mm Imax, con comparse in carne e ossa, con set-location naturali e con scenografie arti...

Le città di pianura

Che bella scoperta Le città di pianura ! I film di strada, nell'immaginario collettivo, hanno come sfondo la Route 66 e poi le insegne al neon dei motel o le stazioni di servizio fantasma attraversate da un rotolacampo. Ebbene sì ne Le città di pianura , invece, fa da campo il Veneto, la laguna veneziana e altre zone del treviggiano. La storia ruota attorno a due pittoreschi uomini di mezza età, che sono alla ricerca di - non si sa precisamente cosa - forse dell'ultimo drink. E scorrazzano in macchina, in piena notte, per dei paesini veneti dimenticati da Dio, ma che per i due hanno un significato intimo. Ad ogni sosta bevono così maldestramente da sboccare pure l'anima. Una notte, però, s'incrociano con Giulio, uno studente universitario di architettura e piuttosto introverso. Il ragazzo s'aggregherà al viaggio in macchina coi due. Giulio gli trasferirà nuove idee e modi di vedere il mondo e loro lo svezzeranno, facendolo diventare bevitore e uomo. Otti...

È stata la mano di Dio, la recensione

È stata la mano di Dio sembrerebbe un chiaro riferimento al mito di Diego Armando Maradona che, come tutti sappiamo, è collegato alla locuzione "la mano de dios" e, mirando la pellicola, si vede (e si sente) "il ragazzo d'oro" - esclusivamente - di sguincio.  In un episodio di The Young Pope , Lenny Belardo/Papa Pio XIII (Jude Law) dice: "l'assenza è presenza, sono le fondamenta del mistero". Gli anni '80 furono un periodo di grande mistero, soprattutto, gli anni che precedettero l'arrivo del fenomeno argentino presso la Società Sportiva Calcio Napoli. Il film si apre con un suggestivo skyline del golfo di Napoli e in sottofondo ci sono delle discontinuità sonore. L'ultimo lavoro del regista napoletano è pieno di simboli e fonosimboli: "O' Munaciello" figura esoterica del folclore partenopeo; il mare; il traffico; lo scherzo; la mozzarella; i fischi e il puf puf degli offshore. Il protagonista è Fabietto (Filippo Scotti)...