Star Trek-Into Darkness non è un semplice film di fantascienza, non è uno di quei film malriusciti, al contrario è il film di fantascienza con la "F" maiuscola. Per chi come J. J. Abrams ha lo sci-fi nella testa, è difficile pensare che sbagli proprio su Star Trek. Già non l'aveva fatto nel precedente film, il quale non avendo certo gli stessi picchi d'azione di questo, Abrams dimostrò ugualmente di saperci fare con un genere complesso, in cui la storia e l'estetica sono due regole da non trascurare. Questo secondo film il senso di futuro te lo trasmette proprio fino in fondo. Qui cerca un approccio più impegnativo con lo spettatore; arriva addirittura a filosofeggiare. Usa Spok (Zachary Quinto), l'ibrido mezzo umano e mezzo vulcaniano, per dire al pubblico come faccia a vivere uno che non prova sentimenti. Poi, proprio Spok alla fin fine si rivelerà il più umano di tutto l'equipaggio. Il capitano Kirk (Chris Pine) invece è tutto istinto e forza di volontà. Non c'è in questo secondo Star Trek la paura di fuoriuscire dai canoni imposti dai nerd trekkiani, anzi Abrams dà modo di spaziare: un po' con i suoi meccanici dolly inclinati, già visti nella serie tv Lost, un po' con i primi piani scanditi dal sottofondo dalle bellissime musiche di Michael Giacchino. Bravo Benedict Cumberbatch nel ruolo del cattivo Khan, che tra un sorriso sprezzante ed un pianto di odio ostacola le gesta dell'equipaggio dell'Enterprise.
Paul Thomas Anderson ricrea un'innovativa trasposizione dei tempi affannosi che stiamo vivendo, rileggendo ancora il romanziere Thomas Pynchon dopo Vizio di Forma . Questa volta il regista losangelino s'ispira a Vineland , romanzo ambientato in California (come questa pellicola) nell'anno della rielezione di Ronald Reagan. Anche se, diacronicamente, PTA inquadra i personaggi nel clima storico del trumpismo. È il decimo film del regista, che ha firmato capolavori come Il Petroliere, Il Filo Nascosto e Boogie Nights -L'altra Hollywood . Una Battaglia dopo l'altra (2025) lo si potrebbe annoverare tra i sopracitati, ma con circospezione, perché la pellicola potrebbe essere letta (o male interpretata) da chi non abbia gli strumenti necessari per comprendere ciò che sta accadendo in America e, di riflesso, nel resto del mondo. La storia è semplice: Bob Ferguson (Leonardo Di Caprio) è un "inconsapevole rivoluzionario" con velleità di scarso bombarolo. Facente ...

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