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All'appello, sinistra: assente


Non c'è mai stata in questo paese una sinistra. Rivedendo Aprile di Nanni Moretti, ci accorgiamo che l'Italia del '94, è tale e quale a quella attuale. Il regista, nel ruolo di se stesso, vorrebbe girare un documentario sulle sfumature politiche di un paese totalmente confuso; proprio perché confuso, è impossibile dar vita ad un documentario, quindi riflettendoci gli passa pure la voglia di girare. Non si trovano nemmeno le risposte alle innumerevoli domande che il paese pone. Le manie secessioniste della Lega Nord, il lassismo di una sinistra rimasta incapace di liberarsi dallo stalinismo e dal settarismo (ancor adesso vigenti anche se non dichiarati). La destra individualista che fa capo a Berlusconi, unico mèntore e santone di un marketing politico, che inventerà negli anni a venire la "persecuzione da parte della magistratura". Sì in effetti verrebbe davvero bene... non un documentario, ma un film alla Lynch. La sinistra ha avuto una deriva indecente, poiché ferma  ed interdetta a decidere per il suo futuro. Oggi, ci sono addirittura dei movimenti, delle correnti, degli orizzonti di senso, nati all'interno del pd per avvicinare il sentimento di sinistra che ormai non esiste più, pensate un po'. Eppure sono passati quasi vent'anni, ma nonostante le crisi di partito, le modifiche delle nomenclature - non quelle con la "k" - e gli sporadici abbandoni  dalla scena politica da parte di veltroniani, bertinottiani e prodiani, niente è cambiato. L'antidoto al fallimento potrebbe essere un'apertura al pensiero rinnovato, allontanando tutti quei politici fàtui, i quali sono promotori di una politica rissosa e divistica che è il contrario della solidarietà. Non credo esistano gli psicoterapeuti per i partiti, ma per i loro dirigenti sì.

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