Spesso
si dice “vedo un film per passare il tempo”. Vero, ma il più delle volte
scegliamo di vedere quello più banale, quello d’intrattenimento, la commedia o
il demenziale. Il film ha meno potere di un libro se non ha narrazione, se non
ha azione oppure se non ha stile. Il
tutto è mosso da quest’ultimo aspetto. In gran parte lo stile contraddistingue,
identifica, genera una personalità. È noto che dopo aver visto un film western,
ad esempio “Per un dollaro in più” o “Il buono, il brutto, il cattivo”, ci si
senta coinvolti dalle caratteristiche, dallo stile di quel personaggio, dalle
sue frasi. Personaggio che coinvolge perché diseducativo, al di fuori degli
schemi della morale. Clint Eastwood per esempio nei western di Leone potrebbe
essere la fine per qualsiasi fumatore che si rispetti; perché quella
caratteristica di girarsi e rigirarsi continuamente quel mozzicone da un’estremità
all'altra delle labbra, insieme a quel broncio tipico dell’uomo rude che non
deve chiedere mai, è una forma di stile che influenza, che crea empatia. Lo
stile non ha lo scopo di elevare la morale, ma ha lo scopo ─ d’innalzare l’estetica
─. Fuoriuscire dal linguaggio normale, creare contrasto con l’ordine morale,
disegnare una frattura tra ciò che è e ciò che non è. “Lo stile è una
differenza, un modo di fare, un modo di esser fatto” diceva Bukowski in una
poesia intitolata per l’appunto “Style”. Lo
stile è un modo per non annoiare.
Paul Thomas Anderson ricrea un'innovativa trasposizione dei tempi affannosi che stiamo vivendo, rileggendo ancora il romanziere Thomas Pynchon dopo Vizio di Forma . Questa volta il regista losangelino s'ispira a Vineland , romanzo ambientato in California (come questa pellicola) nell'anno della rielezione di Ronald Reagan. Anche se, diacronicamente, PTA inquadra i personaggi nel clima storico del trumpismo. È il decimo film del regista, che ha firmato capolavori come Il Petroliere, Il Filo Nascosto e Boogie Nights -L'altra Hollywood . Una Battaglia dopo l'altra (2025) lo si potrebbe annoverare tra i sopracitati, ma con circospezione, perché la pellicola potrebbe essere letta (o male interpretata) da chi non abbia gli strumenti necessari per comprendere ciò che sta accadendo in America e, di riflesso, nel resto del mondo. La storia è semplice: Bob Ferguson (Leonardo Di Caprio) è un "inconsapevole rivoluzionario" con velleità di scarso bombarolo. Facente ...

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