Non si sa bene ma credo ci sia una forza nel
Natale, una forza che sprigiona un'atmosfera quasi fatata. I focolari accesi,
cuori dei camini fumanti, danno caldo e compagnia alla famiglia e anche a chi
una famiglia non ce l’ha. C'è il vecchietto che vagabondo s'aggira per le
stradine del centro storico, intento a incontrare un amico con il quale
scambiare due chiacchiere. L'atmosfera natalizia, per certi versi, ha una
"nascosta tranquillità" se pensiamo al daffare che ogni persona si
porta sulle spalle: preparativi, regali, cadeau,
svariate sfumature di shopping, insomma ogni cosa possa compiacere l'altro a
ricevere qualcosa in forma di dono. Non voglio teorizzare il Natale, renderlo
retorico, infantile, oppure banale, ma ritengo che dietro a questo momento si
apra un atteggiamento di solidarietà involontario, dettato dalle regole
dell'empatia. Il calore del dialetto come colloquio, come codice per
comunicare. Diceva Pirandello: "La
parola del dialetto è la cosa stessa, perché il dialetto di una cosa esprime il
sentimento, invece la lingua di quella stessa cosa esprime il concetto".
Poi … le luci che diventano protagoniste nella notte e colorano le grandi porte
della città: Porta Nuova, Porta Grande e Porta Piccola. Quest'ultima anche se
non c'è, è come se ci fosse. L'invisibile che diventa visibile; immaginato e
(ri)creato. Anche la fugacità delle intere giornate può portare a qualcosa: un
incontro con una persona che non si vedeva da tempo; un regalo inaspettato da
una persona che si era dimenticata. Un po' come le sonorità improvvisate di Blue Christmas di Wynton Marsalis. La
città si definisce, diventa "l'altra cui donare": Misciàgni.
Paul Thomas Anderson ricrea un'innovativa trasposizione dei tempi affannosi che stiamo vivendo, rileggendo ancora il romanziere Thomas Pynchon dopo Vizio di Forma . Questa volta il regista losangelino s'ispira a Vineland , romanzo ambientato in California (come questa pellicola) nell'anno della rielezione di Ronald Reagan. Anche se, diacronicamente, PTA inquadra i personaggi nel clima storico del trumpismo. È il decimo film del regista, che ha firmato capolavori come Il Petroliere, Il Filo Nascosto e Boogie Nights -L'altra Hollywood . Una Battaglia dopo l'altra (2025) lo si potrebbe annoverare tra i sopracitati, ma con circospezione, perché la pellicola potrebbe essere letta (o male interpretata) da chi non abbia gli strumenti necessari per comprendere ciò che sta accadendo in America e, di riflesso, nel resto del mondo. La storia è semplice: Bob Ferguson (Leonardo Di Caprio) è un "inconsapevole rivoluzionario" con velleità di scarso bombarolo. Facente ...

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