Forse il cattivo gusto non sarà elegante ma è
pur sempre efficace per arrivare con più immediatezza alla gente. Di cosa
parlo? Parlo del film Sole a catinelle,
diretto da Gennaro Nunziante e interpretato dal comico Checco Zalone. Il film, da ciò che si legge sul web e sui giornali, non ha ricevuto nessuna nomination alla prossima edizione dei David di
Donatello. La scelta, a mio avviso, per quanto possa valere il giudizio
personale di un blogger qualsiasi, è sbagliata. Perché Sole a catinelle, nella
scorsa stagione, ha fatto respirare le sale del cinema italiano; un film che
sarà costato non più di 8 milioni di euro e che è stato visto da otto milioni d’italiani,
incassando cinquanta milioni di euro, secondo film più visto in Europa, non può certo ricevere un trattamento
simile. Va bene che di un film si deve valutare la sceneggiatura, la
fotografia, la scenografia e tutta l’impalcatura del retroscena, ma bisogna
capire che un film deve arrivare a tutti, a volte necessita di un linguaggio
semplice che possa essere assorbito da tutti, senza stancare. Ritengo che questo
codazzo d’intellettuali, giudici “di ciò che è bello e di ciò che è brutto”,
sbagli nel ritenere un certo tipo di comicità, inutile. A chi non piacque Sole
a catinelle? Sicuramente ai radical chic,
sempre pronti a snobbare a fronte di un cinema “impegnato”, che diventa,
parafrasando Camilleri, un rompimento di cabasisi.
Paul Thomas Anderson ricrea un'innovativa trasposizione dei tempi affannosi che stiamo vivendo, rileggendo ancora il romanziere Thomas Pynchon dopo Vizio di Forma . Questa volta il regista losangelino s'ispira a Vineland , romanzo ambientato in California (come questa pellicola) nell'anno della rielezione di Ronald Reagan. Anche se, diacronicamente, PTA inquadra i personaggi nel clima storico del trumpismo. È il decimo film del regista, che ha firmato capolavori come Il Petroliere, Il Filo Nascosto e Boogie Nights -L'altra Hollywood . Una Battaglia dopo l'altra (2025) lo si potrebbe annoverare tra i sopracitati, ma con circospezione, perché la pellicola potrebbe essere letta (o male interpretata) da chi non abbia gli strumenti necessari per comprendere ciò che sta accadendo in America e, di riflesso, nel resto del mondo. La storia è semplice: Bob Ferguson (Leonardo Di Caprio) è un "inconsapevole rivoluzionario" con velleità di scarso bombarolo. Facente ...
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