Ormai è di moda rilanciare i
vecchi attori degli anni ’90 nei ruoli action. Ricordiamo Taken con Liam Neeson. Lo stesso vale per Three Days to Kill, diretto da McG (Terminator: Salvation) e interpretato da Kevin Costner (Balla coi Lupi, Fandango). Dalle prime
sequenze si nota quella fattura action tipo anni novanta. Anche l’apertura con
i titoli di coda che scorrono sul profilo di Costner, con un sottofondo soul, rende
in parte l’idea di che tipo di action dovrebbe trattarsi. Invece, purtroppo,
non è così. Perché sembra perdersi dopo un’abbondante mezz'ora in dettagli
evitabili del protagonista. Il film è co-sceneggiato da Luc Besson, e si vede:
dagli inseguimenti con le auto per le strade di Parigi, con quelle zoomate sul
muso e sul lunotto posteriore; le sparatorie nelle quali le pallottole sono
infinitesimali e si spara in obliquo. Insomma tutti quei cliché
bessoniani cari all'azione anni ’90 da VHS. Poi, oltre questi dettagli, il film
sfocia in toni da commedia che alla fine lo rendono non più appetibile dal
punto di vista dell’azione, ma famigliare. Alcune scene multietniche finiscono
per giocare su stereotipi che rovinano il film: gli italiani associati con la
pasta al pomodoro, gli africani con l’idea di famiglia allargata che vive tutta
insieme e che occupa abusivamente un tetto. McG
e Besson alla fine costruiscono una bruttura attorno alle doti attoriali
del grande Kevin Costner, il quale finisce per diventare il solito personaggio: agente della CIA alla soglia della pensione che deve far fronte ai suoi errori
e ai fantasmi del passato. Nulla di originale, tutto già visto e per di più con
poca azione.
Per un artista superare se stesso è la vera Odissea . Christopher Nolan non ha bisogno di presentazioni e chi ha visto almeno uno dei suoi film Batman Begins , Inception , Dunkirk , Interstellar oppure Oppenheimer , può notare che questi film sono, alla fine, lo stesso film, con lo stesso protagonista ossia un uomo che deve "conoscere se stesso", colui che deve applicare la massima dell'oracolo di Delfi Nosci te ipsum , dopo aver attraversato l'impresa delle imprese tra fatiche immani e lotte contro l'impossibile. Odissea (2026) di Nolan si smarca (nonostante le tre ore che non si sentono) dal cinema di James Cameron, il quale sostiene che il 3D sarebbe imprescindibile per la completa immersione cinematografica. Nolan, infatti, sdogana l'uso della CGI e dell'Intelligenza Artificiale (tanto cara al suo nemico Elon Musk) e pensa bene di girare in pellicola 70mm Imax, con comparse in carne e ossa, con set-location naturali e con scenografie arti...

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