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Highest 2 Lowest: il giallo neoespressionista del maestro Spike Lee

Spike Lee è un regista eclettico; attributo che gli si addice, perché riesce a concepire, ogni volta, pellicole eterogenee senza alterare mai lo stile e il suo personalissimo punto di vista sulle cose. E' scontato dire quanto sia importante la musica per il regista di Atlanta e, in quest'ultimo lavoro intitolato Highest 2 Lowest, la musica regna sovrana perché è incarnata nel protagonista David King (un Denzel Washington in stato di grazia), ma anche dalla presenza del rapper ASAP Rocky; King è un magnate di un'etichetta discografica, produttore di musica nera, forse "il miglior orecchio del settore", la sua casa discografica, da decenni, rappresenta un baluardo per i tanti aspiranti cantanti neri (provenienti dai bassifondi "Lowest") che vorrebbero sfondare. King vive in un lussuoso loft di New York, ai piani alti, sulla cima più alta ("Highest" appunto) e da lì contempla la sua onnipotenza, fatta di sacrificio e principi morali; affiancato da una moglie bellissima, un figlio "apparentemente viziato" e da un amico d'infanzia, Paul, che gli fa da factotum, interpretato da Jeffrey Wright. Washington torna con Spike Lee dopo Mo' better blues, Malcom X, He got game e l'originalissimo Inside Man; diciamo che, per Spike Lee, Washington è il suo sodale eroe in celluloide. In questo film Denzel Washington sembra abbia avuto libertà assoluta nel caratterizzare questo personaggio, perché gigioneggia con le smorfie, con la camminata dinoccolata e con gli sguardi gommosi. Seguiamo le vicende di un privilegiato al quale, un bel giorno, gli viene tolta la tranquillità: suo figlio viene rapito e un tizio gli chiede un riscatto di diversi milioni di dollari in franchi svizzeri. Spike Lee è un professore di cinema e qui si ispira tecnicamente ad Anatomia di un rapimento film del 1963 di Akira Kurosawa, riadattandolo sul romanzo Due colpi in uno di Ed McBain. Spike Lee lo colora di ritmo groove, soul, R&B, ne fa un thriller alternativo, oseremmo dire anarchico come un quadro di Jean-Michel Basquiat, lodato dal protagonista tanto da averne in casa numerosi quadri del pittore neoespressionista. 

Highest 2 Lowest è una pellicola etnica, metropolitana e ha un ritmo sinusoidale, grazie al quale Lee mantiene lo spettatore prima con un incipit introspettivo e straniante, e dopo aumenta l'enfasi con guizzi d'azione, colpi di scena, mettendo in atto un découpage discontinuo rimestato con le cacofonie urbane. 

Prendete carta e penna, annotatevi le musiche, da James Brown ad Adriano Celentano, dalla salsa-mambo portoricana alla jazz fusion. Se la parola "artista" suona riduttiva per Spike Lee allora definiamolo un "Basquiat in celluloide", dove ogni cosa entra in scena: musica, slogan, identità razziale, politica, azione, arte, storia e contesto metropolitano.

Highest 2 Lowest (disponibile su Apple TV+ già dal 5 settembre 2025) è una denuncia politica alla società dei consumi che sta mortificando le frange più basse della popolazione, creando il divario ricchi/poveri; frattura questa che porta spesso gli outsiders a crearsi dei colpevoli. Per gli emarginati, per i "non ascoltati" il ricco diventa il nemico da combattere; ma se il potere fosse localizzabile in un solo individuo, ognuno di noi, saprebbe dove trovarlo. Il vero nemico alle volte è dentro di noi e il più delle volte è altrove.                                                                                                                                

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