Passa ai contenuti principali

Her Private Hell: ultraviolenza, ultravioletta

Il 30 settembre 2011 fu una data significativa per l'evoluzione cinematografica. Uscì il film Drive di Nicolas Winding Refn (per i più NWR), regista danese noto per il suo modo di fare cinema ultraviolento e nichilista.
Ieri, 29 settembre 2026, quindici anni dopo, la catena Andromeda Maxicinema ha presentato Refn Celebration con la proiezione speciale del cult Drive (2011) in 4K e successivamente l'anteprima del suo ultimo abattoir, Her Private Hell (2026), che esce in sala l'1 ottobre.

Su Drive poche parole: è e rimarrà, in assoluto, il noir moderno, poiché utilizzava, all'epoca, un linguaggio visivo innovativo mischiato a iperboli visive di violenza. Un cult con la futuristica colonna sonora di Cliff Martinez, sinora il capolavoro di questo regista; ma la Refn Celebration ha dato modo anche di vedere l'ultimo "lavoro estetico" del regista copenaghese, dopo dieci anni di assenza: Her Private Hell.
Her Private Hell è un mappazzone di clip art (per carità, tecnicamente impeccabili!) metafisiche, futuristiche, slasher.

La sceneggiatura? Non pervenuta. Non c'è racconto nella video arte, c'è soltanto simbolismo; e il suo distintivo di fabbrica è la violenza. Violenza che è estetizzata dal cineasta in maniera stupefacente; con l'uso delle luci artificiali e dello spettro dei colori, ma dando un calcio in culo alla trama. La sua superbia estetica lo porta a strafottersene dello spettatore (che paga e dona il suo tempo per la visione di un prodotto). Lui non vuole che tu segua: lui vuole che tu veda. Dunque, Her Private Hell ha una storia minimale con una serie di personaggi che ruotano attorno ad un serial killer che ammazza giovani donne e si fa chiamare Leatherman. Le musiche di Pino Donaggio sono vintage e ricordano quelle dei film di Brian De Palma.
E poi, e poi solo potenza estetica delle immagini elevate con un uso perentorio dell'ultraviolenza. Come per dire: "così è il mio Cinema, se vi piace, bene, altrimenti, se non vi piace, potete pure uscire dalla sala". Torture, carneficine all'arma bianca. Tutto quello che non volete vedere, con Refn lo vedete.
La scenografia "quasi bladerunneriana", tinta qua e là di artigianalità alla Mario Bava, s'insozza di nebbia e sangue.
Her Private Hell è deficitario per l'attenzione perché è un prodotto che si presta al solo "atto del guardare". Va bene il citazionismo a Bava, Fulci, Argento e Joe D'Amato, ma questo rendersi personalissimo e questa superbia artistica, alla lunga, non farà che restringere la sua nicchia. Lui spinge lo spettatore, anche quello allenato, alla defezione dalla sala.
Troppo stile, troppa estetica lo condanneranno al cult di nicchia e sicuramente tra venti, trent'anni i suoi lavori saranno di una modernità strepitosa; ma, alla fine, tolto Drive, cosa vuole dirci il suo Cinema? Purtroppo questo lo possiamo intuire, perché alla radice del nichilismo c'è il niente.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'Odissea secondo Sir Nolan

Per un artista superare se stesso è la vera Odissea . Christopher Nolan non ha bisogno di presentazioni e chi ha visto almeno uno dei suoi film Batman Begins , Inception , Dunkirk , Interstellar  oppure Oppenheimer , può notare che questi film sono, alla fine, lo stesso film, con lo stesso protagonista ossia un uomo che deve "conoscere se stesso", colui che deve applicare la massima dell'oracolo di Delfi Nosci te ipsum , dopo aver attraversato l'impresa delle imprese tra fatiche immani e lotte contro l'impossibile. Odissea  (2026) di Nolan si smarca (nonostante le tre ore che non si sentono) dal cinema di James Cameron, il quale sostiene che il 3D sarebbe imprescindibile per la completa immersione cinematografica. Nolan, infatti, sdogana l'uso della CGI e dell'Intelligenza Artificiale (tanto cara al suo nemico Elon Musk) e pensa bene di girare in pellicola 70mm Imax, con comparse in carne e ossa, con set-location naturali e con scenografie arti...

Una battaglia dopo l'altra: quando la democrazia vacilla, gli idioti escono a galla

Paul Thomas Anderson ricrea un'innovativa trasposizione dei tempi affannosi che stiamo vivendo, rileggendo ancora il romanziere Thomas Pynchon dopo Vizio di Forma . Questa volta il regista losangelino s'ispira a  Vineland , romanzo ambientato in California (come questa pellicola) nell'anno della rielezione di Ronald Reagan. Anche se, diacronicamente, PTA inquadra i personaggi nel clima storico del trumpismo. È il decimo film del regista, che ha firmato capolavori come Il Petroliere, Il Filo Nascosto e Boogie Nights -L'altra Hollywood . Una Battaglia dopo l'altra (2025)  lo si potrebbe annoverare tra i sopracitati, ma con circospezione, perché la pellicola potrebbe essere letta (o male interpretata) da chi non abbia gli strumenti necessari per comprendere ciò che sta accadendo in America e, di riflesso, nel resto del mondo. La storia è semplice: Bob Ferguson (Leonardo Di Caprio)  è un "inconsapevole rivoluzionario" con velleità di scarso bombarolo. Facente ...

Le città di pianura

Che bella scoperta Le città di pianura ! I film di strada, nell'immaginario collettivo, hanno come sfondo la Route 66 e poi le insegne al neon dei motel o le stazioni di servizio fantasma attraversate da un rotolacampo. Ebbene sì ne Le città di pianura , invece, fa da campo il Veneto, la laguna veneziana e altre zone del treviggiano. La storia ruota attorno a due pittoreschi uomini di mezza età, che sono alla ricerca di - non si sa precisamente cosa - forse dell'ultimo drink. E scorrazzano in macchina, in piena notte, per dei paesini veneti dimenticati da Dio, ma che per i due hanno un significato intimo. Ad ogni sosta bevono così maldestramente da sboccare pure l'anima. Una notte, però, s'incrociano con Giulio, uno studente universitario di architettura e piuttosto introverso. Il ragazzo s'aggregherà al viaggio in macchina coi due. Giulio gli trasferirà nuove idee e modi di vedere il mondo e loro lo svezzeranno, facendolo diventare bevitore e uomo. Otti...