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12 Soldiers e l'azione patriottica

Alcune pellicole di guerra degli anni cinquanta e sessanta non affrontavano quasi mai gli aspetti psicologici degli uomini-soldato. Tutto si risolveva in uno scontro unidirezionale: buoni contro cattivi, vincitori e vinti. Sembrava quasi un modello prestabilito nel quale lo spettatore, appena si accomodava in sala, sapeva già da che parte stare; in genere parteggiava per i cowboy americani. Poi però è arrivato il Vietnam, da cui è partito un filone cinematografico incentrato su fattori meno eroici e più umani: qui l'antitetico della guerra diventava la pace.

Un caffè per La Penna Rossa blog

Era il 2008 quando nacque questo piccolo spazio di diffusione d’idee. Scrivere non è un atto che crea profitti o riempie i portafogli. È prima di tutto una vocazione, meglio: una missione. Si fa per comunicare; si scrive perché si ha il bisogno impellente di dire qualcosa. Anche attraverso il medium  cinema: una passione, il cardine di questo blog.

Loro 2: tra potere e vuoto esistenziale

Se di seconda parte si può parlare, Loro 2 è misurato e “brilla” meno di fluidità rispetto a Loro 1 . Il gradiente di espressività in questo prolungamento è massiccio. Si nota un manierismo e una presenza maggiore della regia; soprattutto nello storpiare certi luoghi comuni, richiamando il fuoriclasse Toni Servillo ad un monologo in cui Berlusconi vende al telefono, prendendo un numero a caso dall’elenco telefonico. Scena questa in cui B. pare più napoletano che milanese. Oppure il dŭplus tra Ennio Doris (sempre interpretato da Servillo) e Silvio mentre mangiano a tavola, che sembra tutt’altro che realistico e simile a una scenetta comica da varietà televisivo. Però sembrerebbe esserci più prosa in Loro 2. Se nel primo la figura di Silvio Berlusconi era marginale, qui è onnipresente. Sorrentino ci mostra il Cavaliere uomo con le sue passioni e debolezze, con la sua solitudine da venditore. Il suo vizio, o al più vezzo, infatti è vendere e indurre i politici a vendersi. Per il re...

Loro 1, un frammento di decadenza

Loro 1 è un’opera cinematografica atipica. Paolo Sorrentino, premio Oscar per La Grande Bellezza (2013) catapulta lo spettatore in un’esplorazione antropologica, sempre con il suo stile inconfondibile e volando alto, tra le vite infelici di tutti quei ceffi che desideravano incontrare Lui (B.), appunto Loro. Il protagonista è la massa di gente equivoca che gravita attorno al pianeta B. Definirlo film è riduttivo, piuttosto è un frantume di un unico film che si completa con Loro 2 , da oggi nelle sale.

Io c'è: la religione fai da te

C’è un modo per evadere dalla crisi inventandosi una trovata ingegnosa per fare soldi? È l’io la chiave di tutto. Siamo noi stessi. È la lampadina che si accende a Massimo Alberti ( Edoardo Leo ), proprietario di un B&B che non sta ingranando più e sta diventando un posto desueto.

Ready Player One: il videogioco come forma d'arte

Ready Player One è un rimando all’infanzia degli anni ’70 e ’80. È una mescolanza di generi (azione, fantascienza, avventura, fantasy, gaming, commedia e pop); è basato sul romanzo Player One di Ernest Cline, che unisce la cultura di massa con i videogiochi. Ready Player One è un film condizionato dall’elemento visivo. Il cospicuo uso della grafica digitale che la “Spielberg major” ne fa, obbliga lo spettatore a vivere l’esperienza cinematografica. Siamo nel 2045 il mondo versa nella povertà e nella sovrappopolazione, la gente vive in baraccopoli mastodontiche, sviluppate in altezza; ecco che le persone, invece di interessarsi delle loro misere vite, preferiscono “fuggire” nel virtuale. Indossano casco e tuta VR ed entrano in O A S I S. Massiccio gioco virtuale cloud nato dall’idea di un visionario di nome James Halliday (Mark Rylance).  Tutto ciò che conosciamo e facciamo, prende forma in O A S I S. Tutto! L’eroe che lotterà per scoprire l’easter egg e vincere il g...

The Shape of water ─ La forma dell’acqua: quando il mostro è l’artista

È la poetica del regista Guillermo del Toro raccontare di mostri, d’insetti giganti ( Mimic , 1997) o, come in The   Shape of water ─ La forma dell’acqua  (2017), di un essere anfibio, metà uomo e metà pesce. Siamo agli inizi degli anni sessanta, in piena Guerra Fredda. Il blocco sovietico dell’U.R.S.S. e quello degli U.S.A. si spiano e si sabotano a vicenda. I servizi segreti militari americani scoprono, nelle impervie paludi messicane, un anfibio antropomorfo e goloso di uova (sotto le cui spoglie c’è il mimo Doug Jones); lo catturano, affinché una squadra d’esperti possa esaminarlo.  La squadra è diretta dal cattivissimo Strickland (Michael Shannon), il quale è avvezzo all’uso del manganello per ammansire l’uomo-pesce. Oltre al team di scienziati, a interessarsi del mostro vi è anche un’inserviente del distretto militare, Elisa (Sally Hawkins), peraltro con l’handicap del mutismo ma non sorda, che è l’unica a interagire emotivamente con l’anfibio. Per...