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Ted Lasso – La serie TV con le palle

Quando ho sentito parlare per la prima volta della serie TV Ted Lasso (senza leggere alcunché), già dal titolo e dalla locandina, mi sembrava del genere commedia demenziale tipo quelle dei fratelli Farrelly. Fortunatamente, mi sono sbagliato! Intanto perché Ted Lasso è un antieroe, ma non in senso negativo; il personaggio interpretato da Jason Sudeikis, che sfodera un baffo da far invidia anche a Thomas Magnum, è un uomo educato, nerd quanto basta, ignorante in materia di calcio europeo, perché egli proviene dal mondo del football americano e ha un background motivazionale e una fragilità sorprendenti. Infatti, di puntata in puntata, vediamo evolvere le tecniche di comunicazione di questo allenatore di calcio che cerca di cambiare prima le persone e poi tutta la squadra. Ecco spiegate le sconfitte plurime del Richmond, la formazione da lui allenata assieme al suo collaboratore Coach Beard (un iconico Brendan Hunt). Beard è un personaggio che sembra cucito più per una pellicola di Wes ...

Air - la storia del grande salto: un film in una scarpa

Sarebbe ovvio sostenere che fare un film sul marchio di scarpe più famoso del mondo, sarebbe come fare pubblicità. Ecco che qualcuno ha pensato bene di fare un film s’una scarpa. Ci sono stati già precedenti con The Founder (2015) nel quale si spiegava la genesi di McDonald’s oppure nell’originalissima serie tv Halt and Catch Fire (2014/2017) sulla nascita dei primi PC e delle società informatiche degli anni ottanta. Anche se non vi piace il consumismo, l’ultimo film (nelle sale già dal 6 aprile 2023) sul marchio Nike, Inc. si chiama “Air - la storia del grande salto”, sì proprio come quelle là, le Nike “Air” Jordan. Il film è scritto da Alex Convery, Ben Affleck e Matt Damon (due che, quando scrivono assieme, non sbagliano un colpo dai tempi di Will Hunting – Genio ribelle). Inoltre, Affleck interpreta anche il ceo-fondatore e amministratore delegato Phil Knight. Ben Affleck fa un Mr. Knight stravagante, che veste tute anni ottanta colorate, guida una Porsche viola ed è un praticante ...

Avatar: la via dell'acqua. La recensione.

Avatar: la via dell'acqua è la nuova frontiera del cinematografo. Sembrava che questo sequel non si dovesse fare, vuoi per problemi di post-produzione, vuoi per l'impasse pandemica (tuttora in corso). Desiderato e lungamente atteso (tredici anni dal primo Avatar [2009]) è uscito il 14 dicembre; possiamo dire che ne è valsa la pena vederlo? Sì! Avatar: la via dell'acqua è un film a sé stante per quanto concerne sia la resa filmica, sia la resa tecnologica: una rivoluzione dell'immagine. È doveroso, comunque, fare una premessa, sapendo due cose: la prima è che va visto in 3D e la seconda è che va "esplorato" in una sala da multiplex possibilmente grande e confortevole. Il regista James Cameron non è un novellino del cinema. Il cineasta, nei suoi action movies precedenti, ha sempre introdotto tecniche innovative di ripresa e soluzioni visive di là dai tempi in cui sono stati girati. Basti pensare a Terminator - Il giorno del giudizio (1991) nel quale introdusse T...

Il Festival del Cinema Europeo 2022 di Lecce apre con "Il Tempo dei Giganti"

Non c'era pellicola più attinente de '"Il Tempo dei Giganti" per aprire il Festival del Cinema Europeo di Lecce alla sua XXIII edizione. Il presidente del FCE Alberto La Monica si è detto orgoglioso di inaugurare l'apertura di stasera, ore 20.30 al Multisala Massimo di Lecce, con il docufilm Il Tempo dei Giganti , diretto dai registi Davide Barletti e Lorenzo Conte e scritto dagli stessi con il giornalista Stefano Martella (autore peraltro del libro La Morte dei Giganti [Meltemi Editore] da cui è tratta la sceneggiatura). Il film è prodotto da Dinamo Film Produzioni con il sostegno di Apulia Film Commission. Uno spaccato di realismo (o verismo contemporaneo?) che racconta il territorio pugliese ritraendo la vicenda dell'epidemia fitosanitaria della Xylella. Batterio che ha tracimato la morte verticale di migliaia di ulivi secolari presenti nelle campagne della penisola pugliese; dal Salento (prima vittima) alla Valle d'Itria sino alla Daunia. Una tragedia...

Maigret e l'arte dell'indagine

Sono stati innumerevoli gli adattamenti cinematografici tratti dai noir di Georges Simenon sul commissario Maigret. Maigret (2022) : Patrice Leconte, regista e fumettista, riadatta per il grande schermo il libro di Simenon  Maigret e la giovane morta . La scelta di Leconte di far interpretare il commissario con la pipa (anche se qui il medico gliel'ha vietata per motivi di salute) a Gerard Depardieu è esatta, perché ritrae l'ultimo e fiaccato (soprattutto nel fisico) commissario Maigret. Maigret indaga sulla morte di una ventenne, Louise Louvière (Clara Antoons), a Parigi, che agli albori dell'indagine risulta difficile identificarla e ricordarla anche per chi la conoscesse. Ecco che la bravura nell'artifizio di Simenon sta, appunto, nell'inserire una nemesi a vantaggio del commissario, il quale utilizzerà una nuova conoscenza di nome Betty (Jade Labeste), la quale è simile nel viso e nel portamento alla giovane morta. Da qui partiranno una serie d'i...

Elzevirista dicit: Diabolik, esperimento cinefilo con qualche fuori contorno

Il fumetto è la più alta forma di divagamento e Diabolik è un fumetto di straordinaria modernità. Diabolik fu concepito dalle sorelle Giussani negli anni ‘60, scritto e disegnato in quegli anni ma con una modernità che oggi non si vede in alcun concept. L’originalità di Diabolik sta proprio nel protagonista, appunto Diabolik, che è un ladro e un assassino, braccato dalla polizia di Clerville (cittadina fittizia) capitanata dall’ispettore Ginko. Quando uscì per la prima volta nel 1962, il fumetto di Diabolik fu un’epifania al contrario, perché era (ed è) un personaggio negativo, che si faceva nemesi nel politicamente corretto di quell’epoca. Paradossalmente, Diabolik segue “una sua morale”; si traveste, da capo a piedi, con una tuta aderentissima e nera come il carbone; ha un rifugio sotterraneo come Batman e un’automobile distintiva, una Jaguar E-type, anch’essa di colore nero. E, come tutti i criminali, ha un complice, anzi una complice biondissima, tanto affascinante quanto perfida: ...

Top Gun: Maverick, la recensione

Top Gun: Maverick preme, nello spettatore, l'interruttore della nostalgia, almeno per gli over 40 odierni, che nel 1986 videro il Top Gun di Tony Scott; ecco, per loro ci sarà qualche lacrimuccia, ma per i loro figli sarà intrattenimento standard. Il regista, in questa tornata, è Joseph Kosinski ( Tron: Legacy, Oblivion ) e pare sia specializzato nel dar vita a remake e sequel, che facciano onore agli originali. Tron: Legacy, ad esempio, è straordinario, ci sono trovate stilistiche innovative e vederlo ancora oggi è sempre attuale, stiamo parlando di un film di dodici anni fa. Tornando a Top Gun: Maverick, potremmo definirlo perfino migliore dell'originale (magari nella forma, senza sbilanciarsi); anche qui, non manca la retorica patinata da un patriottismo sfacciato, ma quanto a tecnica visiva, si vede una notevole evoluzione. Kosinski ha cercato di mantenere quei totem stilistici, delegando la fotografia a Claudio Miranda, che ha fatto ampio uso della silhouette per immorta...