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Rifkin's Festival: fare cinema col cinema

Woody Allen, nell’ultimo periodo, è solito deliziare lo spettatore con rimandi (citazioni e/o riferimenti) al cinema che lo ha formato. Il regista ha scelto (volutamente) di abusare di elucubrazioni sul cinema, che alla lunga non approdano a nulla, ma che servono per giustificare e spiegare la propria visione del mondo. Però, è pur sempre Woody Allen e questo lo rende invulnerabile a qualsiasi “eccesso artistico” che si concede. Il suo protagonista è un vecchietto di nome Mort (Wallace Shawn) – nome che dice tutto sul pessimismo cosmico del profilo psicologico del personaggio e dell’autore che lo ha creato – che nella vita fa lo scrittore e quindi per protocollo è paranoico, ipocondriaco ed insicuro. Rifkin’s Festival , perché? Perché Mort si trova al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián (uno tra i più importanti festival cinematografici europei, che si svolge nella seconda metà di settembre), in compagnia dell’avvenente moglie Sue (Gina Gershon, la cui bellezza non è st...

Un uomo sopra la legge e il marchio dell'azione

Dilagano i film di vendetta nel curriculum di Liam Neeson. L’attore irlandese ha scelto, da tempo, di darsi ad un genere (definito dai critici “minore”), che gli s’addice proprio; chi non ricorda il papà timido e incazzato di Io vi troverò (2008)? Pellicola che lo ha consacrato, poi, vendicatore introverso. Possiamo dire che lui stesso è diventato genere: “vediamo un film alla Liam Neeson”, in cui c’è uno che s’arrabbia forte perché gli hai toccato i sentimenti o fatto un torto e ti fa fuori, da solo, mezzo commilitone. The Marksman è il titolo originale. Parla di Jim (Liam Neeson), appunto un “marchiatore” di buoi e allevatore dell’Arizona rimasto vedovo, il quale, per puro caso, diventerà l’angelo custode di un bambino messicano (Jacob Perez). Il piccolo fugge dai sicari del cartello capitanati da Mauricio (Juan Raba), che riescono a superare il confine, seminando muerte . Dalla trama traspare dinamica ed è così. Il regista Robert Lorenz, di “scuola Eastwood”, dirige le scene do...

G. I. Joe - Snake Eyes: un giocattolo d'azione

Henry Golding (nel film Snake Eyes ) forse non crede molto nella recitazione. Snake Eyes: G. I. Joe - Le origini (2021) è uno spin-off di G. I. Joe - La nascita dei Cobra (2009); la saga s'ispira alla nota linea di giocattoli creata dalla statunitense Hasbro. Torniamo a Golding... possiamo dire ch'è tale e quale ad un giocattolo di plastica: è rigido, anche nella lotta corpo a corpo, e ha un portamento da sacco di patate. Non è certo il massimo per un personaggio d'azione, in cui l'unica posta in gioco è o vivere o morire. "Snake Eyes", nel complesso, è molto meglio del precedente, diretto da Stephen Sommers. Qui, invece, dietro la macchina da presa troviamo il tedesco Robert Schwentke, che sembra prediligere le atmosfere notturne e le fotoluminescenze metropolitane di Tokio. Notevoli i movimenti di macchina e i dolly nei vicoli stretti stretti della capitale nipponica, tra ninja e sicari yakuza che s'azzuffano e s'infilzano a fendenti di katana. Ben...

Si vive una volta sola: tra paure e leggerezze

È uscito, nelle sale italiane alla fine del mese di aprile 2021 e disponibile anche su Amazon Prime, con più di un anno di ritardo (causa pandemia COVID-19) Si vive una volta sola , di Carlo Verdone. Qui in veste di regista e attore, sorretto da una terna attoriale di tutto rispetto: Rocco Papaleo, Max Tortora e Anna Foglietta. Si vive una volta sola è una commedia bifronte. Il regista romano, in questo film, cerca di calcare la mano col cinismo; strizza, anche se superficialmente, l'occhio a Luciano Salce e a Mario Monicelli. Verdone preferisce dividere in due parti la narrazione. Nella prima vediamo il dott. medico chirurgo Gastaldi (Verdone) e la sua squadra: il dott. Pezzella (Tortora), il dott. Lasalandra (Papaleo) e la dott.ssa Santilli (Foglietta), che oltre a svolgere "professionalmente" il loro lavoro, si dileggiano come una comitiva che si rispetti e si accaniscono proprio con lo sventurato collega Lasalandra. Purtroppo, a quest'ultimo capiterà qualcosa di s...

Crisis in Six Scenes e le nevrosi rivoluzionarie

Dura più o meno due ore e mezza Crisis in Six Scenes (2016) ed è divisa in sei atti, da venticinque minuti ciascuno. Woody Allen è abile, come sempre, nel destrutturare gli aspetti drammatici della storia del '900, raccontandoli in chiave comica. Una famiglia liberal-borghese, I Munsinger, alla fine degli anni sessanta, è scombussolata dall'arrivo di una giovane donna, Lennie (Miley Cyrus), che irrompe in casa, minando, soprattutto, la tranquillità del "padrone di casa" Sidney Munsinger (Woody Allen). La ragazza vuole protezione perché è una ricercata politica: una rivoluzionaria. Siamo nel periodo dei moti pacifisti contro la guerra in Vietnam e delle simpatie comuniste: da notare, negli strabordanti dialoghi alleniani, le citazioni di Mao Zedong e le idee massimaliste che si consolidarono negli anni della contestazione. Allen ci vuole portare a pensare all'anacronismo di quelle idee, oggi; a quanto siano astruse, forse giustificabili da un punto di vista diale...

Elzevirista videt. Film in ritardo: Gemini Man

Non basta una vita per leggere libri e nemmeno per vedere film; vuoi perché quando uscirono al cinema erano snobbati, vuoi perché quella domenica, in tv, c'era il derby della tua squadra del cuore. E questa sciagurata pandemia ci ha (quasi) imposto di vedere e rivedere film che forse non avremmo visto in sala. Domenica scorsa, alle 21:20 su Italia1, in prima visione, hanno trasmesso Gemini Man (2019) diretto dal regista Ang Lee ( Vita di PI e I Segreti di Brokeback Mountain ) e sceneggiato da David Benioff ( Game of Thrones ) e Billy Ray ( Richard Jewell e Captain Phillips ). Il film mescola fantascienza, spionaggio e azione massiva. Dal punto di vista narrativo non ha nulla d'innovativo, anche se il regista, qui, può vantare una sorprendente virtuosità coreografica con scene di combattimento, che ricordano le pellicole di John Woo, tra motocross e arti marziali. L'incipit sembra intrigante: un ex-marine esperto, Henry Brogan (Will Smith), ch'era delegato all'e...

Il Processo ai Chicago 7: i sette samurai della libertà

È difficile che Netflix ci offra prodotti di qualità, però certe volte ci regala qualche perla, come Il Processo ai Chicago 7; scritto e diretto da Aaron Sorkin, il top degli sceneggiatori d’America, che ha firmato lo script di The Social Network e ha creato serie tv come The Newsroom. Siamo nel settembre del 1969 e “i sette” sono i seguenti: Tom Hayden (Eddie Redmayne), Jerry Rubin (Jeremy Strong), Rennie Davis (Alex Sharp), David Dellinger (John Carroll Lynch) Abbie Hoffman (Sacha Baron Cohen, qui nomination come miglior attore non protagonista), John Froines (Danny Flaherty) e Lee Weiner (Noah Robbins). Poi, in aggiunta al processo, il cofondatore delle Pantere Nere, Bobby Seale (Yahya Abdul – Mateen). Sono accusati di cospirazione e di aver provocato rivolte e tumulti alla convention nazionale democratica, dell’anno prima. La difesa “dei 7” è guidata dall’avvocato William Kunstler (Mark Rylance); mentre l’accusa, dal giovane legale Schultz (Joseph Gordon-Levitt), un uomo di sani pr...